dorme chi ci ha pensato per tempo…

La maggior parte delle persone non si aspetta certo che le iscrizioni sulle lapidi possano offrire sorprese, ma si sbagliano.

Per esempio questo epitaffio scritto dal “titolare” della tomba, più di trenta anni prima della dipartita.

“Sapendo di morire, non conoscendone l’ora / fece per sé questo luogo / CESARE QUESTA / nell’anno cinquantesimo della sua età / per non essere di incomodo agli eredi // Tu che passi, prega per lui peccatore // Milano 1934 – Urbino 2016” 

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Cesare Questa era un illustre latinista il che spiega il fatto che la lapide sia in latino; in quanto al fatto che l’abbia scritta e fatta incidere così presto la spiegazione di non voler dare incomodo sarà anche vera, ma niente mi toglie dalla testa che abbia voluto assicurarsi che non scrivessero qualcosa che non gli sarebbe piaciuto. I latinisti insigni possono anche essere così

(Cimitero di S.Cipriano di Urbino, dalla pagina fb di Sanzio Balducci, che ringrazio)

“spenti a tradimento” giù in Brasile…

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A giudicare dalle lapidi che ho letto, che sono tantissime, potrei pensare che le vittime di delitti, i morti ammazzati insomma, non vengano sepolti o almeno non abbiano una lapide oppure… Siccome non può essere così allora devo pensare che si cerca di evitare di parlarne, che si nasconde il delitto con delle parole ambigue…

Dunque sono rare, tuttavia qualcuna ne ho trovata. Una poi racconta una storia degna di ispirare una telenovela.

DSCN2034 copia È la storia del Nobil huomo Cavalier Paolo Emilio Castelli già capitano in S.A.P. (?) nel 5° alpini, comandante valorosissimo del XXIV° e XXXI° reparto d’assalto, due volte ferito, decorato di 6 medaglie di cui 3 d’argento. Invalido di guerra.

E della Nobil Donna Alessandra Castelli Sforza, dottoressa in chimica, anima eletta, mente svegliata (sic!), perenne luminoso sorriso, carattere dolce affettuoso – giocondo.

E già la lapide sarebbe interessante vista la descrizione dei due, lui grande soldato e lei dottoressa in chimica (una donna scienziata!) e soprattutto di mente svegliata, ma questo è solo l’inizio.  C’è anche che erano nati lo stesso giorno ma in anni diversi lui nel 1893 e lei nel 1902, ma sono morti lo stesso giorno dello stesso anno: il 26 marzo 1928. E c’è un motivo per questa morte in contemporanea: sono stati uccisi.

DSCN2032“Sposi da solo quattro mesi, mentre audaci e fidenti sorridevano ad un avvenire di operosità giù nel lontano Brasile, furono spenti a tradimento da mano assassina e caddero l’un presso all’altro inondando di sangue il loro nido d’amore…”

Intanto mi fa sorridere quel “giù nel lontano Brasile”: il sud come qualcosa che sta in basso come insegnano le carte geografiche…

Qualche segno della storia tragica di Emilio e Alessandra sono riuscita a fatica a trovarla in testi in portoghese che accennano all’assassino, il meccanico Paolo Michelini e a questioni che mescolano, per quanto capisco, interessi finanziari e fascismo. Chissà! Non sono uno storico e non è il mio scopo quello di sapere i perché anche se mi piacerebbe…

Ancora una cosa importante ci racconta la lapide e cioè che… questa non è la loro sepoltura!

“La pietà dei genitori inconsolabili volle che le salme martoriate fossero rese all’Italia madre ove la tomba dei Castelli nel cimitero di Verona le racchiuse nel riposo eterno.  Qui vollero gli Sforza scolpire con le lacrime il ricordo del terribile destino”

Insomma le spoglie da laggiù furono riportate in Italia, ma sepolte nella tomba della famiglia Castelli, nobile e importante, a Verona.

Qui, nel cimitero che è davvero su una collina verdissima della provincia marchigiana, la famiglia di lei ha voluto un luogo e un monumento nel quale ricordare e piangere la figlia sfortunata e il marito…

Capita che ci siano persone (quasi sempre ricche e importanti) la cui vita e la cui morte vengono ricordate in più di un luogo e altre invece che non hanno neppure “un sasso che ne serbi il nome”

Giulietta Montajate

speranze brevi e mendaci…

*speranze mendaciARNel magnifico cimitero monumentale di Arezzo, che il tempo e l’incuria stanno riducendo purtroppo  in macerie, questa bella lapide se osservata con attenzione racconta  molto più di quanto non dica.

Intanto l’assenza completa di qualunque simbolo religioso, di qualunque religione.

Poi l’assenza di una menzione di malattia o incidente a motivare la morte di un uomo di 28 anni, raffigurato nel bel bassorilievo che lo rappresenta nel pieno della prestanza fisica.

Ma più ancora raccontano le parole dolenti dell’epitaffio… molto probabilmente è l’epitaffio di un suicida ma il gesto viene taciuto per poter consentire la sepoltura in terra consacrata. Probabilmente una piccola ipocrisia per consentire alla famiglia di avere un luogo dove piangerlo e ricordarlo.

Della vita breve / brevissime mendaci / le speranze / lunghe acerbe / le delusioni.

Tutto mi falliva / salvo l’affetto / dei cari parenti / della sposa / degli amici.

O miei diletti / cessate dal pianto / i lasciai / per vita migliore .

Figlio sposo / fratello amico / non luttuosa / ma sianvi ogni tempo / cara e mesta memoria.

ORLANDO di Leonardo e Anna Romanelli sposo di Cesira Borri nato il 10 febbraio 1830 in Arezzo morto a Pisa il 12 aprile 1858

Può darsi che io abbia interpretato male gli indizi, ma comunque le parole dell’epitaffio aprono uno spiraglio su una vita breve e tristemente conclusa troppo presto*speranze mendaciAR