Siamo venuti da lontano…

Nel cimitero di Recanati, lassù in alto, la lapide di un caduto in guerra, “Giuseppe Genga eroicamente caduto per la difesa della patria sul fronte greco-albanese” nel 1943.

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Un epitaffio anche troppo consueto, dato che di guerre e quindi di morti ne abbiamo avuti. (Che poi davvero la nostra patria doveva essere difesa sul fronte greco-albanese? E da cosa?)

Dunque un epitaffio abbastanza ovvio, purtroppo, ma a guardare bene ci sono  due scritte a matita, con caratteri da scuola elementare di un tempo, con le maiuscole ornate da riccioli, che raccontano di più.

 La prima scritta ricorda la prima volta che sono venuti a trovarlo nel 1980 da lontano, dall’Argentina, i suoi fratelli-cugini, Lina e Alfredo. Lo hanno lasciato scritto, come se fosse sul libro su cui si firma a certi funerali.  Sono i suoi fratelli cugini che è un grado di parentela che forse non esiste altrove, ma nelle campagne marchigiane e anche romagnole di un tempo era molto usato: cugini diremmo noi, ma stretti, come fratelli. Vivono lontano ma quando possono tornano e lo vengono a trovare, come si fa con i parenti amati e non dimenticati.

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E scrivono ancora, 13 anni dopo,  “Peppino, siamo noi Lina e Alfredo che siamo venuti a trovarti nella tua Gloria. 3-11-1993 Argentina” . Nella tua Gloria… lo chiamano con tenerezza Peppino e però sanno che lui è stato un eroe, morto ma un eroe… .

Ogni tanto ne trovo nei cimiteri delle nostre campagne di queste scritte a matita sulle lapidi che ricordano la visita di un parente, un familiare, che lasciano un ricordo, una firma, un pensiero, una data che dureranno certo di più dei fiori che comunque di sicuro hanno portato.

Queste scritte mi commuovono sempre perché segnano la lapide di chi non ha più nessuno vicino che lo venga a salutare spesso, che porti un fiore, che dia una ripulita e dica una preghiera. E infatti anche Lina e Alfredo dal 1993 non sono più tornati. Anche loro dormono probabilmente, ma in Argentina.

la morte apparente di Aurelio

la collina di senigalliaDorme sulla collina da cui si vede  il mare, a Senigallia, uno  che a lungo rischiò di essere sepolto vivo, forse…

La sua è una lapide straordinaria, infatti quella di Federiconi Aurelio nato il 21-3-1902 e morto (forse) il 1° febbraio 1947 è divisa in due parti.  Nella prima il ricordo delle sue virtù: “per la sua integrità fu da tutti amato” e fin qui siamo nel normale rimpianto dei familiari per la morte di una persona amata.

Ma la seconda parte è davvero bizzarra e unica almeno nella mia collezione di epitaffi infatti è una specie di cartella clinica.  “Per molti giorni fu oggetto di studio alla scienza medica se fosse tra i vivi o tra i più.

Dopo un’ alternativa di speranze e timori di ansie inquiete non diede più segni di vita lasciando nello strazio la consorte e i congiunti”

morto o no

Povero Aurelio e soprattutto povera donna sua moglie, quanto avrà sofferto fra ”speranze e timori di ansie inquiete”.  E che dire dei medici che non sapevano neppure “se fosse tra i vivi o tra i più”. E poi: chissà che malattia aveva e come mai non si sapevano decidere visto che non dava segni di vita…

Insomma una storia che sembra appartenere ad un romanzo d’appendice e che mi ricorda anche Romeo e Giulietta e quella morte apparente che apre la porta alla tragedia dei due amanti… Invece è stata una storia piccola, che ha avuto una eco solo per i suoi congiunti che però l’hanno ritenuta così straordinaria da averla scritta sul marmo di questa lapide e così l’hanno raccontata a me e, attraverso me, a voi.

a Visso una storia d’amore: dorme “nell’amata terra vissana”

amata terra vissana copia

Nell’ormai inaccessibile e in gran parte lesionato cimitero di Visso mi aveva colpito questa lapide dedicata ad un figlio illustre di Visso che, partito da qui, era arrivato ad essere uomo importante in più di una università italiana tanto che anche l’ enciclopedia Treccani gli dedica una breve biografia.

Nella lapide un po’ cancellata dal tempo si legge:

VIRTUS VITIA ET OSSA QUIESCUNT      (all’incirca: la virtù, i vizi e le ossa riposano)  /  GOFFREDO JAJA / delle scienze economiche e geografiche / cultore insigne / decoro della università italiana / qui riposa nell’amata terra vissana / dove nacque il 15-3-1874 / dove quiete trovò nel lavoro / nella vecchiaia conforto / dove morte lo colse sereno / il 17-12-1950

Colpisce la dichiarazione di affetto per il paese natio e la sua quiete; un affetto che fu dimostrato concretamente dalla costruzione e poi dal dono di un Parco della Flora Appenninica 3

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come dice in proposito il sito del Comune di Visso

“Adagiato ai piedi del Colle della Torre il Giardino Appenninico “Parco G. Jaja” domina dall’alto l’abitato di Visso. È un’area verde di notevole suggestione caratterizzata da movimentate scalinate in pietra, affiancate da massicce pareti calcaree e muretti a secco che si alternano e piccoli terrazzi dai quali è possibile ammirare il panorama che si apre da un lato sulla valle del fiume Ussita e dall’altro sui tetti del centro storico. Oltre al suo pregio naturalistico, il Giardino emana un forte senso di storicità per la vicinanza con l’antico convento, annesso alla chiesa di S. Barnaba del XIV secolo, retto dall’ordine degli Apostolini, religiosi dediti alla vita eremitica e contemplativa. Tuttavia quest’area si inserisce in un percorso di più ampio respiro che dai vicoli medievali del centro conduce al complesso delle torri, testimonianza dell’antico castello del XII secolo. Il fascino del luogo è stato percepito per primo dal Professor Goffredo Jaja, geografo presso l’Univeristà di Genova, che vi ha realizzato il proprio giardino e lo ha reso disponibile ai cittadini donandolo, fin dal 1951, al Comune di Visso. La varietà delle forme del Giardino Appenninico, sviluppato sui circa 2800 mq, permette di riunire in una piccola area parte della ricchezza e complessità del patrimonio vegetale presente nel territorio del Parco Nazionale dei Monti Sibillini.”

Anche il Parco adesso è inaccessibile chiuso, come quasi tutto il resto di Visso, nella zona rossa dopo l’ultima devastante scossa di tre anni fa…