una vita sventurata…

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Spesso le lapidi antiche raccontano molto e anche più spesso offrono la possibilità di capire o almeno immaginare tante cose non dette. 

Così per esempio a Camerino  un monumento funebre piuttosto elegante e antico, della fine dell‘800.  Sulla faccia principale, dedicata alla “cara memoria”, c’é  un elogio  al capostipite, Wincislao Piccinini, dalla moglie e dai figli, tutti chiamati per nome: è il marzo 1893.

Di lato una lapide più scarna, a Lorenzo Piccinini, uno dei figli nominati di là, che   “chiuse / la vita breve / e sventurata / il 22 febbraio 1919”

Niente rimpianto, niente nomi… un figlio degenere? Un suicida?

Ecco perché mi piace leggere le lapidi antiche: sono ricche di notizie, di memoria e spesso anche di mistero

oh delle cose umane instabile sorte!

idillio di tua vita copia

I nomi, vecchissimo stile – lui Getulio e lei Cesira – ci dicono di quanto questa lapide sia antica, ma purtroppo la vicenda che racconta è attualissima anzi forse eterna.

Ecco il breve e straziante racconto : “L’idillio della tua vita / si mutò ben presto in desolante elegia / avvenenza delle forme sorrisi speranze / tutto in un istante travolse la morte./ ”

Dopo questa descrizione di una vita giovane e promettente troncata in modo drammatico (un incidente? Un suicidio?) che altro poteva dire  il “desolato suo sposo Getulio ” se non esclamare

“Oh delle cose umane instabile sorte”

 

dorme “soltanto” da un secolo ma…

fiori freschi (1)

Di questa lapide trovo commovente il messaggio col contrasto fra le “bolgie del Carso” e la “bramata sua dolce terra” e ancora la testimonianza del barbaro uso dei gas, ma la cosa che mi ha colpito anche di più sono stati i fiori freschi, semplici e rustici, ma freschi!

Dopo un secolo qualcuno ricorda ancora? Qualcuno ha ancora rispetto? C’è molto da vedere e da pensare a camminare fra gli epitaffi.