dorme la mamma del poeta

Un piccolo cimitero davvero su una collina affacciata sulla valle, a Rosora. Tante lapidi antiche, interessanti, ricche di racconti. Fra le altre questa che deve appartenere alla metà del novecento. La famiglia ha provveduto a proteggerla con uno schermo di vetro, segno che ormai sono andati a vivere altrove, ma anche la protezione comincia a dare segni di degrado, la ruggine sta vincendo la battaglia.

poeta

Per VITTORIA ALESTRA le lodi tradizionali che si riservavano allora alle donne: la bontà, la dedizione alla famiglia, alla casa, alla educazione dei figli. Originali e toccanti invece  i “versi del figlio” che chiudono la lapide:

“Cipressi inquieti al vespro sussurrate / luna ridente o stelle amate e chiare / di noi lontani a lei piane parlate”

Il desiderio di restare accanto al lei, a confortarla nonostante la lontananza forzosa mi è sembrato commovente espresso come è in questi versi non banali.

Siamo venuti da lontano…

Nel cimitero di Recanati, lassù in alto, la lapide di un caduto in guerra, “Giuseppe Genga eroicamente caduto per la difesa della patria sul fronte greco-albanese” nel 1943.

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Un epitaffio anche troppo consueto, dato che di guerre e quindi di morti ne abbiamo avuti. (Che poi davvero la nostra patria doveva essere difesa sul fronte greco-albanese? E da cosa?)

Dunque un epitaffio abbastanza ovvio, purtroppo, ma a guardare bene ci sono  due scritte a matita, con caratteri da scuola elementare di un tempo, con le maiuscole ornate da riccioli, che raccontano di più.

 La prima scritta ricorda la prima volta che sono venuti a trovarlo nel 1980 da lontano, dall’Argentina, i suoi fratelli-cugini, Lina e Alfredo. Lo hanno lasciato scritto, come se fosse sul libro su cui si firma a certi funerali.  Sono i suoi fratelli cugini che è un grado di parentela che forse non esiste altrove, ma nelle campagne marchigiane e anche romagnole di un tempo era molto usato: cugini diremmo noi, ma stretti, come fratelli. Vivono lontano ma quando possono tornano e lo vengono a trovare, come si fa con i parenti amati e non dimenticati.

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E scrivono ancora, 13 anni dopo,  “Peppino, siamo noi Lina e Alfredo che siamo venuti a trovarti nella tua Gloria. 3-11-1993 Argentina” . Nella tua Gloria… lo chiamano con tenerezza Peppino e però sanno che lui è stato un eroe, morto ma un eroe… .

Ogni tanto ne trovo nei cimiteri delle nostre campagne di queste scritte a matita sulle lapidi che ricordano la visita di un parente, un familiare, che lasciano un ricordo, una firma, un pensiero, una data che dureranno certo di più dei fiori che comunque di sicuro hanno portato.

Queste scritte mi commuovono sempre perché segnano la lapide di chi non ha più nessuno vicino che lo venga a salutare spesso, che porti un fiore, che dia una ripulita e dica una preghiera. E infatti anche Lina e Alfredo dal 1993 non sono più tornati. Anche loro dormono probabilmente, ma in Argentina.

la morte apparente di Aurelio

la collina di senigalliaDorme sulla collina da cui si vede  il mare, a Senigallia, uno  che a lungo rischiò di essere sepolto vivo, forse…

La sua è una lapide straordinaria, infatti quella di Federiconi Aurelio nato il 21-3-1902 e morto (forse) il 1° febbraio 1947 è divisa in due parti.  Nella prima il ricordo delle sue virtù: “per la sua integrità fu da tutti amato” e fin qui siamo nel normale rimpianto dei familiari per la morte di una persona amata.

Ma la seconda parte è davvero bizzarra e unica almeno nella mia collezione di epitaffi infatti è una specie di cartella clinica.  “Per molti giorni fu oggetto di studio alla scienza medica se fosse tra i vivi o tra i più.

Dopo un’ alternativa di speranze e timori di ansie inquiete non diede più segni di vita lasciando nello strazio la consorte e i congiunti”

morto o no

Povero Aurelio e soprattutto povera donna sua moglie, quanto avrà sofferto fra ”speranze e timori di ansie inquiete”.  E che dire dei medici che non sapevano neppure “se fosse tra i vivi o tra i più”. E poi: chissà che malattia aveva e come mai non si sapevano decidere visto che non dava segni di vita…

Insomma una storia che sembra appartenere ad un romanzo d’appendice e che mi ricorda anche Romeo e Giulietta e quella morte apparente che apre la porta alla tragedia dei due amanti… Invece è stata una storia piccola, che ha avuto una eco solo per i suoi congiunti che però l’hanno ritenuta così straordinaria da averla scritta sul marmo di questa lapide e così l’hanno raccontata a me e, attraverso me, a voi.