a Visso una storia d’amore: dorme “nell’amata terra vissana”

amata terra vissana copia

Nell’ormai inaccessibile e in gran parte lesionato cimitero di Visso mi aveva colpito questa lapide dedicata ad un figlio illustre di Visso che, partito da qui, era arrivato ad essere uomo importante in più di una università italiana tanto che anche l’ enciclopedia Treccani gli dedica una breve biografia.

Nella lapide un po’ cancellata dal tempo si legge:

VIRTUS VITIA ET OSSA QUIESCUNT      (all’incirca: la virtù, i vizi e le ossa riposano)  /  GOFFREDO JAJA / delle scienze economiche e geografiche / cultore insigne / decoro della università italiana / qui riposa nell’amata terra vissana / dove nacque il 15-3-1874 / dove quiete trovò nel lavoro / nella vecchiaia conforto / dove morte lo colse sereno / il 17-12-1950

Colpisce la dichiarazione di affetto per il paese natio e la sua quiete; un affetto che fu dimostrato concretamente dalla costruzione e poi dal dono di un Parco della Flora Appenninica 3

goffredo 5

come dice in proposito il sito del Comune di Visso

“Adagiato ai piedi del Colle della Torre il Giardino Appenninico “Parco G. Jaja” domina dall’alto l’abitato di Visso. È un’area verde di notevole suggestione caratterizzata da movimentate scalinate in pietra, affiancate da massicce pareti calcaree e muretti a secco che si alternano e piccoli terrazzi dai quali è possibile ammirare il panorama che si apre da un lato sulla valle del fiume Ussita e dall’altro sui tetti del centro storico. Oltre al suo pregio naturalistico, il Giardino emana un forte senso di storicità per la vicinanza con l’antico convento, annesso alla chiesa di S. Barnaba del XIV secolo, retto dall’ordine degli Apostolini, religiosi dediti alla vita eremitica e contemplativa. Tuttavia quest’area si inserisce in un percorso di più ampio respiro che dai vicoli medievali del centro conduce al complesso delle torri, testimonianza dell’antico castello del XII secolo. Il fascino del luogo è stato percepito per primo dal Professor Goffredo Jaja, geografo presso l’Univeristà di Genova, che vi ha realizzato il proprio giardino e lo ha reso disponibile ai cittadini donandolo, fin dal 1951, al Comune di Visso. La varietà delle forme del Giardino Appenninico, sviluppato sui circa 2800 mq, permette di riunire in una piccola area parte della ricchezza e complessità del patrimonio vegetale presente nel territorio del Parco Nazionale dei Monti Sibillini.”

Anche il Parco adesso è inaccessibile chiuso, come quasi tutto il resto di Visso, nella zona rossa dopo l’ultima devastante scossa di tre anni fa…

 

dorme un onesto appaltatore

lapide Visso appaltatore copiaAi tempi nostri quando si legge di un appaltatore è quasi sempre perché ha commesso qualcosa di disonesto o almeno ne è accusato.    Ignazio Claradonna no, non è diventato noto per aver commesso delle scorrettezze, anzi!

“Esempio di operosità e di onestà / abile esecutore di lavori stradali / buono con gli operai e giusto / rimasto fatalmente cadavere per apoplessia / nella sua ultima opera entro la Valnerina / Il suo capo maestro muratore Venanzo Montesi / ed il suo capo scarpellino / Giovanni Natalini / in mezzo all’unanime compianto / degli operai direttori ed amici / in segno di grato animo / posero”

Un comportamento così esemplare che ha spinto i suoi collaboratori a scriverlo nel marmo che hanno pagato perché ne restasse memoria… La lapide, già antica, è nel cimitero di Visso che dalla cima di un cucuzzolo da sempre veglia sul borgo. 

Dovrei dire “era” e “vegliava” perché il cimitero ha subito danni gravi con l’ultimo terremoto. Chissà che ne sarà stato della lapide così rara e preziosa: è zona rossa e per adesso non si può sapere…

“nell’azzurro mare”

DSCN5184A Levanzo, isoletta delle Egadi, anche il cimitero è un po’ speciale. Si arrampica su per un pendio scosceso rivolto verso est e nella piccola baia sottostante ormeggiano le barche in un mare straordinariamente azzurro.

l'atrio*

Ed è di quell’ “azzurro mare” che parla una lapide che, non so per quale motivo, è nell’atrio del cimitero, a destra nella foto. La lapide racconta quanto si sa, poco, di questo ignoto morto in mare

Levanzo epitaffio

Qui riposa in pace – Una vittima della barbarie teutonica – Il poveretto e ignoto- Di nazionalità francese – Appartenente all’equipaggio del piroscafo Fournier messaggerie –  partito da Marsiglia il 18-6.1917 – Silurato nell’azzurro mare della costa ligure. – Le misere spoglie – Vennero raccolte a questa deriva – Dopo un mese dalla violenta morte – Il 12-7-1917

le barche

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