Una famiglia, una storia, qualche mistero

i Balbi una storia

Per ricostruire a grandi linee la storia di una famiglia come questa bastano le notizie per quanto scarse e le date che gli appartenenti alla famiglia Balbi hanno fatto scrivere sulle loro lapidi.

il capostipite

Comincia forse verso il 1870 o poco più  quando nacque David Balbi di cui, curiosamente, non è dato conoscere né la data di nascita né quella di morte, mentre sappiamo che è vissuto a lungo, 101 anni, un autentico record specie per i tempi.  In tutti questi anni diventò un membro importante della società ligure dei suoi tempi, tanto da diventare  segretario Generale delle Camere di Commercio e Industria di Genova e Savona e cavaliere dell’Ordine Mauriziano (qualcosa a che vedere con la Massoneria?) Insomma un personaggio importante nel suo ambiente

Aveva sposato (non sappiamo quando) Clelia Giacomella dei Marchesi Accorretti che era nata nel 1893.

Nel 1933 una tragedia sconvolse la vita della coppia: il 3 ottobre di quell’anno nacquero due gemelli, Claudio e Francesco, che però  sono “volati in cielo” cinque giorni dopo.

i gemelliL’anno successivo nella famiglia di David Balbi e della marchesa Clelia Giacomella Accorretti nasce Claudio, per fortuna  in buona salute.

Nel 1964 Clelia muore, pianta dal marito e dal figlio ormai trentenne.

Clelia

Della famiglia è entrata a far parte, forse per la morte dei suoi genitori, Elisa Mazzola, nipote del Grand’Uff.Balbi David che la amava così tanto che alla sua morte sulla sua lapide esprime l’ansia per il futuro dei superstiti Claudio figlio e la nipote Elisa.

ansia

Preoccupazione forse eccessiva: Elisa vive fino al 1981  guadagnandosi il ricordo e la gratitudine del cugino Claudio. Evidentemente lei si era presa cura di lui… Curioso che solo Elisa abbia una fotografia sulla lapide.

Elisa

Passano gli anni e Claudio Balbi è rimasto solo, non si è mai sposato e adesso non ci sono più superstiti della famiglia così quando Claudio, l’ultimo della casata, muore nel 2001, è la Casa di riposo a firmare il suo epitaffio, a ricordo e gratitudine. 

Claudio deve aver destinato alla casa di riposo locale il patrimonio di famiglia e in cambio la Casa di riposo ha curato e cura la tomba, che è tenuta con decoro e ornata con  fiori e piantine.

Claudio

Insomma leggendo i dati si possono dedurre molte cose, ma non tutte… resta il mistero delle date di nascita e morte di David e anche… del luogo dove ho fotografato la tomba dato che, purtroppo, ho perso i riferimenti dell’immagine e che, a parte per gli sfortunati gemelli  che nacquero e morirono a Genova, per tutti gli altri non c’è nessuna indicazione di luogo… e io non sono mai andata a Genova.

italiani: bella gente!

il moretto copiaNel cimitero di Marzocca, sulla collina che scende verso il mare, una piccola targa che passa quasi inosservata ma che merita attenzione visto che contiene la  testimonianza di una parte vergognosa della storia italiana.

“I compagni d’Africa per tenere vivo il tuo ricordo, hanno fatto imporre il tuo nome a un moretto nel santo battesimo”

Per ricordare l’amico morto durante, immaginiamo, la campagna d’Africa, gli amici commilitoni hanno scelto  di IMPORRE il nome del caduto ad un “MORETTO”: non un bambino, non un essere umano ma un individuo indicato con un epiteto che sembra gentile ma non lo è. La sua caratteristica significativa è di essere negro, magari negretto dato che è abbastanza piccolo da potergli IMPORRE (verbo corretto, ma in questo caso esprime davvero la prepotenza) il nome dell’amico morto nel battesimo anzi: nel SANTO battesimo. Disprezzo degli altri, senso di superiorità, prepotenza così convinta da non rendersi conto di cosa stavano davvero scrivendo… e una totale ignoranza e disprezzo (anche qui) del significato di quel “santo battesimo”  che hanno usato come clava sul povero “moretto”.

Se uno volesse avere un esempio concreto di come siamo stati razzisti, colonialisti e ipocritamente cristiani basterebbe questo testo.  E purtroppo oggi molti italiani non sono per niente diversi.

non dorme: è andato a spiegare…

sono andato a spiegare

Questo epitaffio sono sicura che sia opera di Massimo Fanelli, nessuno che lo amasse avrebbe potuto altrimenti scriverlo.

Doveva essere “uno tosto”, come si dice, questo Massimo Fanelli che non dorme qui, non riposa, ha un compito importante da assolvere: spiegare “a un Dio distratto” che lui aveva detto “Sierra Leone Africa”  il luogo del suo desiderio credo e invece ha ottenuto “Sclerosi Laterale Amiotrofica”… Molto diverso, no?

Ecco dove è adesso.

Una lapide piccina, che si rischia di non notare nel cimitero di Marzocca, che si affaccia sulla spiaggia e il mare. Un viso sorridente, la camicia coloratissima e al collo il simbolo pacifista… e un animo forte tanto da poter ironizzare sulla morte, la propria.

Faglielo capire, Massimo: servirà anche ad altri.