L’epitaffio reticente di un eroe: Rino Molari

RINO MOLARI

Sono anni e anni che mi soffermo davanti a questa lapide che si trova ai piedi di una colonna nella quale riposano le spoglie di mia madre: non avevo mai fatto caso a quello che c’è scritto che del resto è pochissimo e davvero poco originale: un nome dal suono familiare, molto “santarcangiolese”, le due date, due luoghi.

Ecco, questa volta ci ho fatto caso ed ho sussultato… “RINO MOLARI     S.ARCANGELO 9-5-1911.   FOSSOLI DI CARPI 12-7-1944. Fossoli,1944?

Non poteva essere un caso. Fossoli: il campo di concentramento organizzato dai nazifascisti in Italia… e anche l’anno era uno di quelli in cui  si moriva specie a Fossoli per l’origine e anche per le idee che si avevano. Solo il fatto che non ci fossero parole a dire qualcosa di più mi rendeva perplessa: possibile che se è stato un partigiano non lo si dica qui? Possibile che i familiari lo tengano nascosto?

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Per fortuna adesso è facile togliersi dubbi di questo genere e così appena a casa e digitato il nome su google e sono venute fuori pagine e pagine di risultati coerenti.  Avevo ragione : “partigiano cattolico” “eroe” “antifascista” “democratico”…

E gli hanno dedicato strade nei luoghi dove ha vissuto, una struttura sportiva e una scuola…

Scuola

Una biografia breve per gli anni, così pochi che ha vissuto, ma ricca di eventi: studia in seminario come succedeva ai tempi a chi non aveva abbastanza denaro poi scopre che la sua strada è un’altra. Si laurea a Bologna con una tesi sui dialetti della sua terra e inizia a insegnare a Novafeltria, Riccione, e proprio a scuola comincia a segnalarsi come un ”soggetto poco raccomandabile” visto che con gli alunni legge i giornali e critica l’invasione nazista della Polonia.

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Intanto il fascismo sta paralizzando la vita civile e negando ogni libertà. Presto Rino Molari decide di fare qualcosa e si mette in contatto con le organizzazioni partigiane

Prestando giuramento per entrare nella 29a Brigata Garibaldi a chi lo interrogava sui motivi della sua adesione rispose, meravigliando tutti: “Credo nel Vangelo”.

Gianni Quondamatteo, pres. del CLN di Riccione lo descrive così  “È stato un instancabile propagandista, un democratico convinto che ha pagato duramente la lotta antifascista. La sua cultura cattolica, il suo profondo rispetto per l’uomo e per la vita lo hanno portato a lottare contro un regime che negava i diritti dell’uomo, ma non gli hanno mai permesso di armarsi e di prendere parte ad azioni militari”

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“Rino fu fra gli iniziatori delle prime formazioni partigiane con le quali manteneva costanti contatti. Molari era molto utile in tutti questi collegamenti dal momento che non aveva necessità di giustificazioni o particolari lasciapassare per potersi muovere continuamente in quel territorio: insegnava a Riccione, era cittadino di Santarcangelo, aveva la moglie e un figlio a Novafeltria. Forse si muoveva anche troppo e probabilmente non sempre con la necessaria prudenza, a causa del suo carattere esuberante”.

Rino venne arrestato il 27 aprile 1944 a Riccione, a seguito di una delazione di Giuseppe Ascoli (alias Mario Rossi). Catturato dai fascisti riccionesi, il 28 venne richiuso nel carcere di San Giovanni in Monte a Bologna, a disposizione delle SS tedesche. Fu aggregato ad un gruppo di detenuti politici in trasferimento per ordine della Gestapo al campo di concentramento e di transito di Fossoli. Poco più di un mese dopo, con altri 66 detenuti politici (in gran parte esponenti dell’area cattolica milanese), fu trucidato dai nazifascisti nel poligono di tiro a segno di Cibeno. I 67 fucilati vennero segretamente interrati in una fossa comune all’interno del poligono. Solo nel maggio 1945 si poté procedere alla esumazione, al riconoscimento degli uccisi e ai loro funerali. (Doc.ANPI)

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L’unico figlio ha fatto conoscere il contenuto di un taccuino dove, fin dai tempi del seminario annotava le frasi dei grandi pensatori che rispecchiavano il suo sistema di valori e sono davvero significative del come e perché entrò nella Resistenza come queste…

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Nel discorso del figlio Pier Gabriele Molari agli alunni dell’Istituto che porta il nome di Rino Molari c’è forse il motivo del “silenzio” sulla sua lapide “Secondo me una persona molte volte si può trovare in difficoltà nella vita. Una persona difficilmente è in grado di giudicarne un’altra, io non voglio giudicare chi ha ucciso mio padre.”

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Si può non essere d’accordo e infatti io non lo sono. Penso che sapere chi è stato quel Rino Molari sepolto lì, indicato solo dalle sue due date, avrebbe molto da insegnare. Scrivere per esempio che “fu partigiano perché credeva nel Vangelo” servirebbe a tanti di noi, a farci riflettere.

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Notizie qui:

https://www.chiamamicitta.it/rino-molari-anche-sepolto-nellarmadio-della-vergogna/

http://www.centrostudifossoli.org/PDF/Rino%20Molari.pdf

http://theshoaheffect.altervista.org/wp-content/uploads/2018/02/Power-Point-Rino-Molari-1.pdf

“… rapiti da atroce morbillo…”

 F.Riccardi ha pubblicato questa foto e scritto:

“Per qualcuno questa sara’ solo una foto macabra e di cattivo gusto. 
Io invece la trovo molto significativa. 
L’ho fatta qualche giorno fa nel cimitero in cui sono sepolti i miei nonni. 
In quella parte di cimitero un po’ nascosta e trascurata, quella parte che devi andare a cercare.
Questa epigrafe racconta quello che molta gente di oggi ha dimenticato. 
Racconta che alla fine dell’800 potevi perdere 4 dei tuoi 6 figli per colpa del morbillo. 
In 5 giorni.   
Sarebbe bastata una semplice vaccinazione per salvarli. “

Ditelo ai “no-vax”…”

45404952_10216717713550945_3365564462231715840_nringrazio F,Riccardi per la foto e la notizia

dormono a Lambrate…

DSCN7059Al cimitero di Lambrate… ormai quartiere milanese, ma fino a un passato recente un centro industriale con una enorme presenza operaia e proletaria…Mi aspettavo epitaffi nei quali il lavoro e i temi sociali sarebbero stati in evidenza, specie nella parte più antica…

Mi sbagliavo.  Non so se sia perché non sono state conservate le tombe più antiche o se è che io non le ho trovate, forse anche perché non ci sono mai state, ma i segni di questa storia di Lambrate sono davvero pochi.

Il cimitero è un parco verdissimo e curato: collinette erbose, alberi giganteschi, viali fiancheggiati da panchine… e poi dei parallelepipedi a due tre piani, squadrati, di linee rigide, in fila uno con l’altro che mi hanno ricordato delle strutture industriali; ci ho messo un po’ a capire che sono le cappelle familiari nello stile di Lambrate (che ogni cimitero ha il suo, riconoscibile).

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Poche le tombe con aspetto monumentale: una con un chitarrista, un’altra una poetica madre col figlio e, finalmente, una coppia accanto a un grande macchinario. Sono anziani, lui è sorridente, seduto e ha in mano una chiave inglese se non sbaglio, lei ha l’aria materna e sta in piedi dietro di lui e gli tiene una mano sulla spalla. Insomma la perfetta rappresentazione della coppia meneghina di un tempo, di quelle che hanno costruito il successo dell’economia milanese, quando era la Milano operosa e non quella da bere.

E  ancora un innamorato del mare che riposa qui, lontano, con una robusta ancora accanto…

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Insomma un po’ deludente come testimonianze storiche e sociali, ma c’è ancora qualcosa da vedere. Avvicinandosi alla parte più antica, ormai ridotta a poche costruzioni di stile liberty, una curiosa “confusione”: di fianco alla cappella col portico colonnato neoclassico appare una cupola dall’aria orientale e… un minareto!

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Infatti qui il cimitero confina con l’area destinata alla sepoltura delle persone di fede islamica. I due cimiteri sono contigui, un cancello li metterebbe in comunicazione ma è chiuso, l’ingresso è altrove.

Una sosta sulla collinetta indicata come “Giardino del ricordo” per prendere commiato…

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