dorme lontano e senza epitaffio…

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So da sempre che porto il nome Bruna in suo ricordo, di quello zio militare negli Alpini che non tornò dalla campagna di Russia. Sapevo genericamente che era “disperso” in Russia, ma per molti anni la ricerca di informazioni più precise era stata inutile, poi avevamo smesso di cercare. Ho riprovato di recente (onorcaduti@onorcaduti.difesa.it)  ed ho ricevuto una risposta che non cambia molto le cose, ma dice quando se ne persero le tracce e dove.

La battaglia di Nikolajewka nel gennaio del 1943 segnò un momento fondamentale per la disgraziata “impresa” sul fronte russo; a suo modo fu una vittoria infatti il 22 gennaio la colonna italiana riuscì ad aprirsi un varco nelle linee sovietiche e iniziare la drammatica ritirata nella neve narrata in “Centomila gavette di ghiaccio”.

Ma zio Bruno non è stato fra quelli che sono riusciti ad uscire dalla “sacca del Don”.  Il “Verbale di Irreperibilità” nel suo rigido vocabolario burocratico dice che “scomparve e che dopo tale fatto non venne riconosciuto tra i militari dei quali fu legalmente accertata la morte o la prigionia.”

Quasi mi solleva pensare che gli fu risparmiata la sofferenza atroce della ritirata nel ghiaccio con gli stivali di cartone.  I miei genitori mi raccontavano che al momento di partire avesse detto “Se vi nasce un altro figlio dategli il mio nome”; io sono nata nell’agosto di quel 1943 e i miei genitori, che ormai sapevano questa notizia, hanno mantenuto la promessa che gli avevano fatto.

In fondo l’epitaffio di zio Bruno sono io.

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