il rivoluzionario di casa mia

Se uno abita in via Garibaldi o in Piazza Mazzini il problema di sapere chi era costui non lo ha di sicuro, ma se uno abita in Via G. Ravagli allora la domanda può darsi che se la ponga… io me la ponevo, ma niente di più poi ho trovato dove “dorme” il suo sonno definitivo proprio lui, Gaetano Ravagli, lui che io così spesso devo nominare ogni volta che dico o scrivo l’indirizzo.  Trovo subito le notizie sulla vita di Ravagli nella benemerita raccolta della “Piccola biblioteca” e scopro così che si era ampiamente meritato di essere ricordato dato il contributo dato al Risorgimento. L’elenco delle sue partecipazioni é lunghissimo, non c’è stata praticamente nessuna campagna, nessuna guerra, scaramuccia, rivolta a cui non corse ad unirsi. Poi la provincia e la professione di medico…

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Nato a Santa Maria Nuova nel 1823. Iscrittosi giovanissimo alla Giovane Italia, partecipò ai moti del Lombardo-Veneto (1848), volontario nel battaglione dei Cacciatori del Sile e in uno dei combattimenti – a Cornuda – rimase ferito. Dopo la caduta di Venezia, si rifugiò in Grecia, quindi a Costantinopoli, dove visse esercitando la sua professione di medico. E come medico fu con le truppe piemontesi in Crimea. Prestò, poi, la sua opera di medico nella Turchia asiatica colpita dal colera. Informato che Garibaldi si apprestava a sbarcare in Sicilia, rientrò da Costantinopoli e partecipò alla spedizione dei Mille col grado di capitano nella divisione di Bixio . Quindi si stabilì a Jesi per esercitarvi la professione di medico condotto. Ma nel 1866 era nuovamente con Garibaldi, inquadrato nelle file dei Cacciatori delle Alpi. Nel 1897, candidato dei repubblicani e votato al ballottaggio anche dai socialisti, venne eletto deputato al Parlamento nazionale per il Collegio di Jesi. Morì a Jesi il 26 luglio del 1904. (dalla piccola biblioteca jesina di Paola Cocola)

 L’epitaffio, davvero degno di un rivoluzionario laico recita  “… visse e morì nella religione del dovere”

La tomba é una di quelle che stanno lentamente disfacendosi, la famiglia ormai non ha discendenti… spero che l’Amministrazione che gli ha dedicato una via sappia averne cura, come si fa con le foto di famiglia anche se sono ingiallite e ci ricordiamo con difficoltà  chi rappresentano.

 

dormono vicini a Montone

Nel cimitero di Montone, in Umbria, a pochi metri di distanza le lapidi di tre uomini vissuti e morti in tempi lontani fra loro, ma ancora di più lontani nelle idee che hanno guidato la loro vita : il garibaldino, il repubblicano, il fascista

GaribaldinoGaribaldino1070914_3344L’epitaffio dice:

spoglie mortali di  GIUSEPPE POLIDORI
ufficiale di Garibaldi
a lui che nel 1864 perdette nella vicina Tiferno
la giovin vita – logorata ma coperta di gloria immortale
nella campagna del 1859
e nell’epica lotta dei mille
per volontà di popolo nel 40° di sua morte    1904

 

 

E di questo garibaldino Montone è davvero fiera infatti lo ricorda anche in paese, con una bella targa sopra una porta della cinta muraria.

 

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La lapide del repubblicano è piccola, modesta, sul muro di una cappella comune

e dice:
Raffaele Tegami
cittadino onesto
perdonò i suoi usurpatori
fermo nel suo principio
di repubblicano
morì 3 ottobr 1911

 

 

mazzinianoQuella del fascista è difficile da leggere, quasi cancellata

Giovanni Battista Reali070914_3340
che la vita ebbe soltanto come sacrificio
fu fante nella grande guerra
e per tre volte fu ferito
fu primo fra i fascisti di Montone
nell’azioni più pericolose
pagò col sangue il prestigio del suo buon nome

 

una storia complicata

garibaldino,massone,perseguitato

Certo che Lorenzo Carbonari é stato un personaggio: intanto ha partecipato a tutte le patrie battaglie del suo tempo, fu uno dei Mille  ferito gravemente a Calatafimi, fu  poi massone (come si vede anche dal simbolo sulla lapide) ma la vita deve essere stata difficile e alla fine si suicidò nel mare di Senigallia.

Basterebbe e avanzerebbe per essere ricordati, ma Lorenzo anche morto dava fastidio per via di quello che c’era scritto nella sua lapide e così questi “coraggiosi” avversari politici fecero l’oltraggio estremo: violarono la tomba.

Ma la comunità, “in omaggio ai principi di giustizia e di libertà”, ricostruì la lapide e seppellì di nuovo l’eroe di Calatafimi in questo sepolcro destinato ai reduci delle patrie battaglie..

Così anche gli alunni del Liceo locale – e non solo loro – possono ricordare.