Per chi suona la campana?

Nel luogo più in vista del cimitero di Arezzo questa parete ricorda gli uni accanto agli altri sei caduti, tre durante la 1^ guerra mondiale e gli altri tre caduti in Spagna, per la guerra civile combattuta anche da volontari fascisti a fianco del generale Franco, contro gli spagnoli che cercavano di difendere la propria libertà.

Insomma la guerra narrata in Per chi suona la campana di Hemingway, ma da quell’altra parte.

A ben guardare tre morti che sono stati mandati in guerra, a difendere i confini contro gli austro-ungarici e tre che partirono volontari per una guerra non loro, spinti dalla retorica militarista e dall’assurdo desiderio di imporre ad altri i propri convincimenti… la solita questione della laicità!

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Secondo quello che raccontano gli epitaffi caddero per

“…la patria fascista…”

caduti e fascisti copia.JPG “..l’ideale della civiltà cristiana e fascista…”caduti e fascisti copia 2.JPG

“per la causa della civiltà fascista e della religione…”

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Certo che il regime non si vergognava di niente, nemmeno di chiamare civiltà il fascismo, di definire fascista la patria e soprattutto di legare assieme religione, cristianesimo e fascismo… e guerra!

Se ad Arezzo non hanno tolto queste lapidi credo sia stato per rispetto a chi, comunque, ci lasciò la vita e forse anche per servire da monito a noi che forse impareremo che le guerre difficilmente sono giuste e invece quasi sempre sono utili a qualcuno e tragiche per tutti

il fascista n°1

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Una tomba piuttosto ricercata, con una lapide che ha subito più di una “modifica” manuale e conoscendo la storia si capisce il perchè:

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La madre dichiara che il figlio é morto per la causa “fascista” e la parola viene grattata via, cancellata e poi incisa accanto con una punta pare metallica… sembra strano ma che l’odio sia durato a lungo e sia stato tanto violento lo si può capire se si legge quello che scrivono qui gli storici locali

 

…” La spedizione, formata da numerosi squadristi trasportati da due camion, parte dalla sede del fascio cittadino …. Nel gruppo sono presenti anche Aldo Roselli e Bruno Dal Piaz, studenti dell’Istituto Tecnico Commerciale “Buonarroti”.

Lo scopo dichiarato è quello di compiere un’azione di propaganda nei paesi della Valdichiana. Giunti a Foiano i camion si fermano nella piazza centrale e i fascisti si spargono per le vie cittadine alla ricerca di socialisti e comunisti; entrano nelle loro abitazioni, li minacciano di morte; danno l’assalto al palazzo comunale, devastano le sedi sindacali e politiche e quella della Cooperativa socialista.”…..

 Nel pomeriggio un camion riparte per Arezzo e mentre discende dal paese verso la provinciale Cassia e si avvicina alla frazione di Renzino, una scarica di fucileria parte da dietro le fitte siepi di bosso poste ai due lati della strada, investendo in maniera concentrica l’autoveicolo. Sono colpiti mortalmente l’autista Rossi, il giovane militare Tolemaide Cinini. Lo studente Roselli viene ritrovato morto in un campo a qualche centinaio di metri dall’agguato.

Le rappresaglie immediate, l’occupazione militare del paese da parte di bande fasciste giunte da più parti della regione, l’esecuzione sommaria di nove persone, tra cui una donna e un diciassettenne, la devastazione di casolari e l’incendio di pagliai rappresentano la vendetta cieca e terribile, che per due giorni e due notti si abbatte nelle campagne foianesi, mentre la forza pubblica lascia fare o è complice.”

 Ecco cosa c’è dietro a quelle cancellature e riscritture,  c’è la storia italiana incarnata nella vita quotidiana delle persone, le violenze, la sopraffazione la vendetta il dolore, tutto questo riemerge da una lapide che benchè catalogata disciplinatamente dalla sovrintendenza (vedi qui) sta rapidamente degradando

Spero che l’Amm. Comunale della civilissima Arezzo trovi i soldi per restaurare tutta la parte antica del suo cimitero così da salvare la sua storia e l’insegnamento che ne possiamo ricavare.

vengono dal 1800… forse non dureranno

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Ad Arezzo c’è una collina coperta di tombe che racchiude anche un cuore antico, il cimitero monumentale , forse il più antico che ho visitato fino adesso, due esedre che racchiudono (racchiudevano?) tombe del 1800. Certo, lapidi di famiglie facoltose che potevano permettersi di pagare un marmo, uno scultore e di sicuro un lapicida, uno che incidesse il testo.

Sono straordinariamente verbose queste lapidi, raccontano tanto, declamano, pregano, illustrano… sembrano timorosi che il ricordo del defunto svanisca come  “lacrime nella pioggia”…

Peccato che stia crollando. Le transenne (che ho scansato per riuscire a leggere i testi) tengono lontani i possibili visitatori perché le lapidi cominciano a crollare. Quanti nomi, affetti, fasti, onori sparirebbero così.

Spero che il comune di Arezzo città colta e civile faccia in tempo a salvare quella che soprattutto é la sua storia.