arde ancora la fiaccola dell’anarchia?

Qui nel cimitero di Tavernelle di Ancona la fiaccola dell’anarchia arde ancora

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sulla lapide di Ariovisto Pezzotti e l’epitaffio illeggibile altrimenti eccolo

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Davvero nelle Marche l’Idea, con la maiuscola come la pensavano loro, degli anarchici è stata seguita e venerata tanto che molte tombe ne parlano. E un Centro di Studi Libertari a cui devo la foto dell’epitaffio ancora lavora, anche sul web, per mantenere accesa quella fiamma.

una famiglia di donne “virili”

A volte si incontrano tombe in cui in uno spazio raccolto si raccontano le storie di una famiglia, come questa, della famiglia “patrizia” dei Cavallini. Comincia con un sacerdote e una “zitella” che condusse vita nubile e pia. Siamo ancora nell’800.

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animo virile.JPGe poi Amalia Cavallini, sposata Vecchiarelli, l’ultima della famiglia “patrizia” che dimostra coraggio e forza d’animo tali…da sembrare un uomo! E infatti “con animo virile” fece fronte all’avversa fortuna… Insomma per riconoscere il merito di una donna… le si dà dell’uomo!

Intanto siamo nel primo novecento, con il Generale d’armata che “bonum certamen…”

E dopo?

Caterina Vecchiarelli nata Tranquilli… seconda moglie del generale? E comunque “fu luce e bontà per tutti” e di lei nient’altro

L’ultima Rosabianca Vecchiarelli “ingegnere” !!!! morta da poco, a 95 anni: diventò probabilmente INGEGNERE negli anni ’30.

Davvero la vena “virile” in questa famiglia era ereditaria.

una storia di generosità

Come ripeto anche troppo spesso leggendo gli epitaffi più vecchi si riesce a sapere qualcosa della vita delle persone che sono state. In questa tomba, per esempio, in poche lapidi si può immaginare con buona approssimazione la storia di due persone.

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Dunque nel 1889 Domenico Maggi fa costruire per sè e per la sua famiglia questa tomba nella quale compone poi le spoglie della madre e del padre.

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Nel 1925, a 84 anni Domenico Maggi muore e lascia i propri beni a Laura Orioli. Cosa é accaduto? Evidentemente Domenico non si é fatto una famiglia, non ha figli e lascia i suoi beni a Laura, che si definisce erede, ma che chiama lui IL SUO PADRONE. Era il modo in cui le domestiche allora si riferivano al datore di lavoro, ma – anche se era un modo di dire usuale – fa un certo effetto per l’umiliazione implicita e per la grande modestia che ha portato Laura a farlo addirittura scolpire qui.  E dopo? Ecco:

il padrone copia.JPGLaura Orioli non si sposa, passa la vita a fare beneficenza tanto che, alla sua morte a 64 anni nel 1944 le dedicano questo epitaffio in cui la definiscono “insigne benefattrice dell’asilo infantile”.

I soldi di Domenico Maggi sono stati destinati alla persona giusta che dopo averli ricevuti con un atto di generosità li ha usati per aiutare generosamente l’asilo infantile…

Una bella storia che si può ancora leggere perchè la tomba é “in perpetuo” cioè non può essere destinata ad altri.