alla fiera di S.Antonio di Chiaravalle… 1944

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Il 17 gennaio 1944 era S.Antonio abate, giorno della storica fiera di Chiaravalle di Ancona.

“Organizzata fin dall’800, la fiera aveva continuato ad avere luogo nonostante la guerra. Lo svolgersi della manifestazione avrebbe reso disponibile una serie di merci altrimenti di difficile reperimento. Inoltre Chiaravalle non era ancora mai stata bombardata, non c’era stata alcuna avvisaglia di sorta e non si pensava possibile un’eventualità del genere. La situazione relativamente tranquilla che aveva caratterizzato l’abitato fino a quel momento e, forse, l’intensa attività antifascista svolta nella zona, creò di fatto una falsa aspettativa. Ci si sentiva al riparo da un attacco diretto e dalle brutalità della guerra in generale. Ma la Storia ruppe quest’incanto.”

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Il segno che ha lasciato balza agli occhi se ci si guarda attorno nel cimitero di Chiaravalle tanto sono numerose le lapidi che ricordano la data e il bombardamento  con parole magari diverse. E poi a ricordo di tutte le vittime della guerra una cappella e un lungo epitaffio in cui si ricordano anche le vittime “conosciute e sconosciute provenienti da località lontane e diverse” e alle ” Madri lontane si plachi il vostro dolore / qui i vostri figli dormono l’eterno sonno” promettono il fiore dell’umana solidarietà. Insomma un monumento ai morti innocenti e non della follia bellica.

Perché bombardare Chiaravalle?

“Dal gennaio 1944 l’intero territorio marchigiano fu teatro di numerosi bombardamenti da parte degli alleati. In particolare, Chiaravalle rivestiva una notevole importanza strategica:«in previsione dell’avanzata degli alleati l’alto comando tedesco aveva ritenuto di dirigere le manovre di difesa proprio a Chiaravalle, centro nevralgico, da cui si esercita un controllo agevole sulle principali vie di comunicazione, sia per difenderle, sia per distruggerle in caso di ritirata» (Papini, 1984 p.21). Con questa convinzione avevano deciso di costruirvi un bunker, dove potesse installarsi lo stato maggiore e lo stesso Kesserling. Gli alleati ne furono però informati e come contro mossa procedettero con il ripetuto bombardamento della città. Il più catastrofico per perdite materiali e umane, e proprio per questo rimasto scolpito nell’immaginario collettivo, fu quello del 17 gennaio 1944.

Mentre si svolgeva la tradizionale fiera di Sant’Antonio, gli aerei scaricarono su una Chiaravalle affollatissima il loro micidiale carico di bombe. Il risultato fu un paese completamente distrutto, con 150 morti ufficialmente accertati – ma ne furono molti di più – e innumerevoli feriti. Il bombardamento, «oltre ad aver colpito in maniera indelebile l’immaginario collettivo della città e di chi vi si trovava in quel momento, è indissolubilmente intrecciato ad un fenomeno che, appunto, ha accresciuto la specificità del bombardamento e, purtroppo, in termini di vite umane, ne ha amplificato le conseguenze negative: la fiera di Sant’Antonio» (Ilacqua, 2004 p.18). Testi da: http://www.storiamarche900.it/main?p=storia_territorio_chiaravalle

una piccola galleria delle lapidi che ricordano la tragedia…

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la famigliacinque persone della stessa famiglia…

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le suore

le suore dell’ospedale che “rimasero accanto ai loro ammalati e con essi immolarono tragicamente la vita”  e anche:

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uno che aveva un’IDEA e sperava in una nuova era più giusta…

 

alla fiera di S.Antonio di Chiaravalle… 1944ultima modifica: 2017-11-14T09:54:57+00:00da scanfesca
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