I marchigiani hanno le scarpe nel dna

calzolaioA leggere le epigrafi delle tombe più antiche si scoprono non solo storie commoventi, raccapriccianti (a volte), romantiche ma anche curiosità interessanti.
Così in questa bella tomba a colonna, sulla collina davanti al mare di Senigallia, si scopre che l’arte di fare le scarpe, l’abilità su cui una buona parte della regione ha fondato la propria economia, era già presente nell’800.
Lo racconta nella sua epigrafe Filippo Andreoli che (sempre con l’aiuto della fede certo !) con il senno e con la mano divenne “famoso anche fuori”… e dire che era nato povero!
E con il trincetto, lo strumento tipico del calzolaio, intagliò “opre meraviglie ad artisti”…
davvero sarebbe impensabile oggi un epitaffio in cui intanto si ricorda che è partito dalla miseria e facendo scarpe è arrivato al benessere e persino alla fama.
Secondo me oggi nessuno, nemmeno Della Valle, lo farebbe scrivere sulla propria lapide

calzolaio 1

 

Filippo Andreoli
 / 88anni, 7 mesi ..
/settembre del MDCCCXCI  
nato povero / 
dal senno e la mano
  retti da fede / 
in calzoleria maestro
 / anche fuori famoso.
Di genio alto  fecondo / 
nello studio delle arti belle / 
col trincetto opre intagliò / 
meraviglie ad artisti
 / pegni a’ suoi / 
di impareggiabile amore

L’orgoglio dell’abilità e dell’intelligenza della mano non è più riconosciuto e nemmeno praticato.

 

I marchigiani hanno le scarpe nel dnaultima modifica: 2017-01-29T09:51:43+00:00da scanfesca
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