due epitaffi per Mariano T.

Ci ho messo un po’ a capire che era sempre lui, Mariano Torelli, la persona ricordata nelle due lapidi che sono state sistemate una vicina all’altra nel bel cimitero di Corinaldo, entrambe senza date di nascita e di morte…

*Mariano T.1

Nella lapide della famiglia una immagine intima, di persona “Immune da egoismi / alieno da ambizioni / schivo di onori … fece della casa il suo tempio / della famiglia la poesia della vita / creatore di armonie e di affetti / alla moglie e ai figli / consacrò tutto se stesso / nobiltà di anima / luce di intelletto / purezza di cuore…” Insomma un pantofolaio, un uomo di casa tutto affetti e virtù domestiche, ma…

Mariano T.2

la sottosezione dei mutilati e invalidi di guerra non ci sta: il Mariano Torelli che conoscono loro è un altro e allora scolpiscono nel marmo…

“il ricordo dell’uomo che / nel civile consorzio / nei cimenti di guerra / nel dolore e nella morte / “la religione del dovere” / intese e praticò / come norma di vita / come necessità / dello spirito / come aspirazione all’infinito”

Insomma un Mariano Torelli che si spese per gli altri e per la religione del dovere, pronto a lavorare e soffrire per seguire i propri ideali  aspirando all’infinito…

Mi sarebbe piaciuto conoscere questo uomo che ha saputo ispirare parole così belle e così intense e soprattutto che ha saputo mostrare una tale ricchezza e pluralità di virtù.

dorme un galantuomo

lapide Ancona

L’ingegnere capo delle ferrovie meridionali Giovanni Battista Marro…

“…egli compì serenamente il bene

seppe veramente seppe e fu galantuomo”

Che questa lapide sia antica lo si potrebbe capire anche senza leggere la data  che è 1905, infatti chi scriverebbe oggi che uno è stato un GALANTUOMO?  E non perché la parola non è più usata, ma soprattutto perché quella virtù che è ancora praticata da tanti in silenzio non gode più di molta considerazione.

E quel “seppe veramente seppe” che dice l’orgoglio per la competenza e nello stesso tempo il tentativo di non esibirlo… atteggiamenti davvero di un altro secolo, di un’altra epoca.

dormono sereni i giusti delle nazioni

Per la giornata della memoria  storie di marchigiani che non distolsero gli occhi dalla tragedia della persecuzione razziale e che per quello che hanno fatto sono entrati allo Yad Vashem, il giardino dei “Giusti fra le nazioni” dove sono celebrati i non ebrei che rischiarono la propria vita per salvare quella di un ebreo. Una è quella dell’ascolana Elena Salvi Bucci che nel 1943 lavorava presso la famiglia ebrea Fuà Cingoli quando la sua signora e i suoi piccoli figli furono portati nel carcere di Forte Malatesta, con il concreto e serio rischio di essere poi destinati ad uno dei campi di concentramento presenti in Europa. Elena decise di seguirli, per poi aiutarli a scappare e a nascondersi nelle campagne fino all’arrivo degli alleati.

giusta fra..

 Livia Lelli, invece, andò con un carro trainato da un cavallo fino al campo di concentramento di Servigliano per prelevare un deportato ebreo, Michael Papo, e insieme al marito Alfredo lo tenne nascosto nella loro casa a Maltignano, esponendosi al rischio di rappresaglie, fino all’arrivo degli alleati

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Nel settembre del 1943 giunsero ad Amandola due famiglie di ebrei jugoslavi e tutto il paese, guidato dal capostazione Giuseppe Brutti con la moglie Elvira Lucci Brutti, si mobilitò per aiutarli, offrendo loro alloggio, cibo e coperte. Quando una spia rivelò la loro presenza in paese, gli ebrei furono trasferiti nella frazione di San Cristoforo dove rimasero fino alla Liberazione del 1945. Per questo atto eroico e di coraggio, il Brutti e la moglie sono stati insigniti dall’Istituto Yad Vashem a Gerusalemme dell’alta onorificenza di “Giusti tra le nazioni”.

Giuseppe Elvira brutti giusti

Almeno ci sono stati italiani che si comportarono con umanità e dignità!