dorme lontano e senza epitaffio…

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So da sempre che porto il nome Bruna in suo ricordo, di quello zio militare negli Alpini che non tornò dalla campagna di Russia. Sapevo genericamente che era “disperso” in Russia, ma per molti anni la ricerca di informazioni più precise era stata inutile, poi avevamo smesso di cercare. Ho riprovato di recente (onorcaduti@onorcaduti.difesa.it)  ed ho ricevuto una risposta che non cambia molto le cose, ma dice quando se ne persero le tracce e dove.

La battaglia di Nikolajewka nel gennaio del 1943 segnò un momento fondamentale per la disgraziata “impresa” sul fronte russo; a suo modo fu una vittoria infatti il 22 gennaio la colonna italiana riuscì ad aprirsi un varco nelle linee sovietiche e iniziare la drammatica ritirata nella neve narrata in “Centomila gavette di ghiaccio”.

Ma zio Bruno non è stato fra quelli che sono riusciti ad uscire dalla “sacca del Don”.  Il “Verbale di Irreperibilità” nel suo rigido vocabolario burocratico dice che “scomparve e che dopo tale fatto non venne riconosciuto tra i militari dei quali fu legalmente accertata la morte o la prigionia.”

Quasi mi solleva pensare che gli fu risparmiata la sofferenza atroce della ritirata nel ghiaccio con gli stivali di cartone.  I miei genitori mi raccontavano che al momento di partire avesse detto “Se vi nasce un altro figlio dategli il mio nome”; io sono nata nell’agosto di quel 1943 e i miei genitori, che ormai sapevano questa notizia, hanno mantenuto la promessa che gli avevano fatto.

In fondo l’epitaffio di zio Bruno sono io.

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dormono nella valle di S.Clemente

s.clementeIl preappennino marchigiano è solcato da numerose vallette per la maggior parte sconosciute; di queste una delle più solitarie e dimenticate è la valle di S.Clemente a Isola, una valle nascosta, attraversata da antichi diverticoli della consolare Flaminia e da vie “francische”.

Deve il suo nome ad una abbazia romanica, quella di S.Clemente appunto, di cui resta la chiesetta, restaurata e racchiusa nel piccolo cimitero di Isola. Per quanto abbia cercato non sono riuscita a trovare  notizie di questa abbazia e anche sul posto non ne sanno niente.

fra i monti

Il luogo è suggestivo, la valle è ricca di eremi, abbazie, monasteri e chiese rurali,  sperduti nel verde e nel silenzio della natura. Anche il piccolo cimitero che circonda l’abbazia gode di questa atmosfera silenziosa e raccolta e custodisce qualche curiosità.

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Intanto il mistero di queste due lapidi che si trovano sul muro che circonda il cimitero: belle e ben tenute, senza simboli religiosi e soprattutto che raccontano dei defunti qualcosa che però resta misterioso…

L’epitaffio di Alfredo Lorenzini:“Sicuro e sereno hai attraversato il ventesimo secolo testimone di grandi speranze e pur partecipe, per dodici lunghi anni, dei destini della storia mai hai smesso di esprimere, con il tuo canto, l’amore per la vita e l’intimo messaggio dell’universo”

E l’epitaffio di lei Anita Camerucci: “paziente e fiduciosa hai atteso negli anni bui del novecento, il ritorno del sereno…”

Chi siano stati e perché “per dodici lunghi anni”  e di quali destini siano stati partecipi… Abbiamo chiesto ai vicini, agli abitanti anziani del posto, convinti di trovare chissà quante notizie… Niente proprio, ma non dispero. Magari qualcuno che leggerà il blog…

croce del '900

A casa CLODOVEO TIMOLEONTE!

Di nomi strani se ne leggono tanti sulle lapidi; a volte sono strani perché ormai fuori moda ma altre volte anche proprio perché… strani!

Fra tutti questo davvero credo sia unico CLODOVEO TIMOLEONTE Mancini. Non bastava il Clodoveo che già da solo era ostico, ma ci hanno aggiunto anche il Timoleonte!

Mi viene da ridere al pensiero della mamma che chiama il piccolo Clodoveo Timoleonte perché è ora di cena…

E anche la sorella poverina, Clorinda: decisamente in famiglia avevano un gusto distorto  per i nomi.

Clodoveo